lunedì 23 febbraio 2009

Dall'insicurezza Sociale all'insicurezza Globale

Il Blog, a differenza dei giornali convenzionali e rigidamente allineati, è una grande fonte d’informazioni, a volte vere e tante altre volte (il più delle volte) del tutto false, in ogni caso sono luoghi di idee ed opinioni, dove chiunque può attingere per farsi una propria idea ragionata, confrontata e verificata.

Ovviamente serpeggia in “rete” una comprensibile attenzione sul tema - assai attuale - delle cosiddette “RONDE”, il termine porta alla mente i “fantasmi del passato” (olio di ricino e vendette ideologiche), non è certamente un bel ricordo … se prendiamo per puro esempio alcuni personaggi della “Lega Nord” (oggi seduti tra i banchi del potereromano *) abbiamo modo di verificare che l’idea e la realizzazione delle “ronde padane” premiano, in quanto il consenso ricevuto nell’urna ha permesso a questi personaggi (*) di fare un salto “qualitativo” nel percorso poco edificante del “potere politico”.

Le menti migliori di queste aree ideologiche hanno già avviato i primi raduni e sono pronti per ottenere il “bollino” dal partito d’appartenenza per difendere l’ITALICA STIRPE dallo straniero “abbronzato” o dallo “zingaro” (possibilmente Rumeno).

Questo nuovo passaggio legislativo sul tema della “sicurezza” completa l’opera avviata qualche tempo fa, ponendo l’esercito a difesa delle “metropoli”, soldati immobili a far da guardia ai cancelli delle Ambasciate (proteggerea costo della propria vita” - la vita dell’ambasciatore del "Meringhistan" o atri paesi constansul finale), liberando le forze dell’ordine prima destinate a piantonare quelle “aree”; tutto questo è servito a sopperire alle difficoltà finanziarie in cui sono costrette a sopravvivere le nostre forze dell’ordine (Polizia, Carabinieri ecc) … utilizzando i soldati …. che in ogni caso, percepiranno (se pur limitato) il loro stipendio a fine mese (alla fine chi paga è sempre lo stato … cioè noi !!).

Quindi quello che accade è solo una “riqualificazione” (si fa per dire) dei ruoli, i soldati fanno il lavoro dei poliziotti, i cittadini faranno il lavoro dei poliziotti (e questa volta gratis !!), si continua volutamente … e mossi dalle notizie di cronaca (pompate ad arte ed attenzione)…. a creare volutamente una grande confusione ed uno stato di allarme generale ... in particolare è l'uso del termine "ronde" che si vuol far "passare" in questo momento ... come se fosse la necessità sociale più importante; pertanto anche questo "termine" rientrerà nella forma più che usata di “volontariato” … da parte mia ho qualche perplessità … il volontariato che io conosco è ben altro, è quello che aiuta il malato, il bisognoso, guida un’autoambulanza, aiuta i vigili del fuoco in casi particolari, la protezione civile per intervenire sulle calamità naturali … non riesco ad immaginare ed inquadrare una squadra fatta da civili, con al comando un poliziotto e/o carabiniere - in pensione - a girare per le strade in cerca dei …. diversi ... o tutelare chi si avventura - volutamente - in strade di campagna (e ben isolate) per spendere qualche attimo di intimità !!

Il volontariato è certamente utile e (oggi più che mai) necessario, non costa nulla allo STATO, l’Italia e le strutture pubbliche ne fanno un grandissimo ed indispensabile uso, anzi un abuso … ma il tutto è basato su principi etici, di tolleranza, di abnegazione, di cultura e di solidarietà,di fede … devo quindi - oggi - comprendere ancora se le “ronde” rientrano fra queste (nuove) forme di "volontariato"; delegare la sicurezza al privato cittadino lo trovo anacronistico e pericoloso … è compito dello STATO fornire adeguata sicurezza ai propri cittadini … lo spirito di collaborazione del cittadino dovrebbe limitarsi al denunciare un atto criminoso, un furto, un’aggressione, un omicidio, un esercente che non rilascia fattura o lo scontrino fiscale, un padre che abusa della figlia minorenne, una donna percossa, un operaio che lavora senza attrezzatura di sicurezza, un vigile urbano che si dedica a far multe anziché operare per la sicurezza stradale … in breve tutto quello che una buona "educazione civica" dovrebbe aver insegnato ad ogni cittadino …. (ma l’educazione civica è materia di studio nelle nostre scuole ??)

Cerco di fare un grande sforzo di memoria e cercare nel comtempo di comprendere come mai tutto questo è accaduto, la nostra insicurezza nasce certamente dal notevole aumento o concentrazione di nuove figure umane (grazie agli immigrati) sul territorio cittadino, quindi alla presenza di nuove etnie, di gente con altri valori, altri credi, altre lingue, altre tradizioni … tutto questo non è stato visto come novità di sviluppo sociale …, non siamo stati capaci di avviare quell’integrazione basata sull'indirizzare queste persone verso i nostri valori, verso le nostre tradizioni … il motivo è semplice … siamo noi che abbiamo perso il senso ed il significato dei nostri valori e le nostre tradizioni e quindi abbiamo oggi paura che lo “straniero” occupi i nostri spazi, quelli che noi abbiamo lasciato “perdere” nel tempo.

Il nostro ambiente di vita quotidiana non ci protegge più. Un tempo, neppure tanto tempo fa, era possibile - grazie ad una tela fitta di relazioni sociali e di vicinato – mantenere vivo il nostro territorio, la nostra socialità; il territorio esisteva, si passeggiava, s’incontravano persone conosciute. I "foresti" s’individuavano subito. Nei paesi e nelle città … esistevano luoghi di relazione e di incontro … oggi non è più così. Le grandi città, i paesi e ormai anche i villaggi sono diventati spesso luoghi anonimi, devastati da una dilatazione urbana senza limiti, guidata dagli interessi immobiliari voluti anche dai “disegni” espansionistici (e non solo) delle amministrazioni locali. Sulle strade circolano … oggi … solo auto e moto. Le piazze sopravvivono solo nei centri storici (e molto spesso sono relegati ad essere luoghi asettici ed urbanamente invivibili), si riesce a passeggiare finché cala la sera e le botteghe chiudono. La gente – in genere - si rifugia, sempre più, in casa. Il mondo esterno – quello vicino e quello lontano - ci minaccia da vicino con le sue crisi e le sue guerre che entrano - senza permesso - nelle nostre case (in diretta e con particolare crudeltà e ferocia) … tutto attraverso la televisione. Il mondo che ci viene presentato è tra noi, ha spesso il volto dello straniero, popolano la nostra realtà, sempre più numerosi. L'insicurezza nasce dal decentramento dallo svuotamento dei centri urbani, dall’assurda crescita delle periferie (senza servizi o centri di aggregazione) … del vivere fuori città … per poter pagare un fitto decente e/o permettersi di acquistare una casa propria. Dalla solitudine delle persone, dalla perdita di confidenza con il territorio intorno a noi, dal logorarsi dei legami sociali… cresce la paura del diverso, del nuovo … la paura di incontrare solo gli “altri” !! Per questo le terapie contro l'insicurezza si traducono in schizofreniche forme di "controllo" del territorio. Viviamo in questo “deserto” di civiltà tra strade e palazzoni … abbandonati dallo STATO e vigilati da sistemi di sorveglianza elettronici, videocamere ovunque. Rimpiazzano la comunità che vigila e socializza con i vigilantes o “ronde” che dir si voglia. Accettiamo silenti la desertificazione sociale del territorio.

Raffaele

(*) Gianpaolo Vallardi,sindaco di Chiarano, e Gianluca Forcolin, sindaco di Musile di Piave, entrambi leghisti, passati dal Parlamento padano aquello romano.



venerdì 20 febbraio 2009

ESERCIZIO GIAPPONESE


Molti amici … diciamo più onestamente alcuni Amici (la differenza è proprio in quella “A”) mi hanno contattato (effetto Facebook) per chiedermi il motivo per il quale, oggi – e solo oggi – decido di “mettermi in gioco” promuovendo ed impegnandomi personalmente nella creazione e nello sviluppo di una Lista Civica (Cinque Stelle “bebbegrillo.it” Pesaro).

Domanda più che lecita, in effetti è la stessa che mi sono posto prima ancora di avviare questo percorso … la risposta è alquanto articolata e certamente motivata.

Le mie origini meridionali, l’appartenenza ad una famiglia collocata nella media borghesia, il mio innato "istinto" naturale di "lealtà”, “onestà”, “trasparenza”, l’appartenenza ad un’ampia platea di cittadini contribuenti (per intenderci quelli con trattenuta alla fonte), il credere ostinatamente nel valore della famiglia, nelle regole di convivenza, nel rispetto delle norme e delle leggi, nel rispetto della persona umana, della natura, delle risorse, dell’ambiente, del “sociale”, nelle forme più semplici di democrazia, nella necessità di poter esprimere (in modo corretto e democratico) le proprie “idee”, le proprie “ambizioni”, le proprie “critiche”, le proprie “energie”, la propria “fede” … tutto quello che le esperienze vissute in 56 anni di vita mi hanno insegnato e che ho metabolizzato a tal punto da modellare in me quella dignità, spesso perduta, da quell’abuso di potere che la “politica” ha imposto ai propri cittadini; invertendo i ruoli e codificando in “politichese” il proprio linguaggio … linuaggio incomprensibile ai cittadini che oggi hanno più che mai bisogno di “chiarezza”, “trasparenza” e “legalità” … proprio da quella classe politica che li amministra ... in breve ... tornare ad essere persona tra le persone.

Un ringraziamento deve essere rivolto a tutte quelle persone che in questi cinque anni di vita “pesarese” mi hanno portato a riflettere, sul mio modo d’essere e di relazionarmi; un grazie particolare è rivolto a quelle persone (per fortuna poche) che hanno tentato con ogni mezzo di “spezzarmi”, “umiliarmi”, “diffamarmi”, “eliminarmi”, “calunniarmi”, “allontanarmi” … forse …. proprio grazie a queste ultime è scattata in me quella “molla naturale” che mi ha portato ad impegnarmi maggiormente (e spero costruttivamente), con maggior forza, tenacia e convinzione in questa iniziativa civile e democratica.

Ho chiesto (via mail) ad una mia cara Amica (Bianca), se era il caso o meno di provare a mettermi in gioco e tentare di creare un “gruppo” coeso di gente “normale” con un’unica caratteristica in comune … l’idea che la “politica” debba tornare ai cittadini, che si possa fare a meno di tutte quelle persone nate e cresciute nelle segreterie dei partiti; quindi solo gente “semplice”, “pura”, gente che vive con dignità la propria vita, il proprio lavoro, gente che decide - in un momento molto difficile della nostra realtà (economica e politica) - di mettersi in gioco e tentare di ricostruire – tutti insieme - quel senso comune di gestione dellacosa pubblica”, per noi e per le generazioni che verranno.

A quella richiesta (Bianca) mi scrisse:

Raffaele, secondo me devi fare come i giapponesi ... dividi in due un foglio di carta.

  • Da un lato metti tutti i motivi per cui vuoi metterti in gioco e tentare di creare una Lista Civica e le aspettative positive;

  • Dall'altra parte del foglio metti tutti i motivi per cui non vorresti farlo e le aspettative negative.

Poi fai due semplici operazioni:

  • Primo - soppesa i due lati e vedi da che parte va la bilancia;

  • Secondo - misura gli sforzi che ti saranno richiesti per farlo in rapporto a quanto tutta la fatica ti sarà ricompensata.

Da come scrivi penso che lo farai in ogni caso. Se lo senti perchè no? Può servire in un Paese che ha perso la passione politica. Tu sei un passionale !!

Io ho provato a svolgere questo semplice “esercizio giapponese”, il risultato è sotto gli occhi di tutti, chiedo anche a Voi di provare a svolgere questo semplice esercizio … valutate anche Voi se è il caso o meno di mettervi in gioco.

Raffaele

mercoledì 18 febbraio 2009

Scusate “Non era il PD che volevo”

"Il Pd è il sogno della mia vita, ma non sono riuscito a farlo avanzare, mi scuso e per questo lascio"

Dopo poco più di un anno dalla nascita del PD (dopo l'uscita di Prodi), uno (altro) dei protagonisti, uno degli ideatori si dimette da “segretario del Partito Democratico” … per il suo ultimo atto – dovuto - Veltroni sceglie il “Teatro di Pietra” lo stesso luogo e le stesse austere colonne in cui celebrò il trionfo delle primarie (se così vogliamo chiamarle).

"Il Pd è stato il sogno politico della mia vita, lascio in serenità senza sbattere la porta, adesso cercherò di dare una mano al partito".

Più che le presenze (alcune per davvero poco edificanti) si sono notate le assenze non giustificate “Rutelli, D’Alema” le voci (le solite) dicono che non abbiano neanche telefonato.

"Abituiamoci al fatto che un grande partito non può essere una caserma - dice tra gli applausi - I partiti moderni sono così, ma alcuni di noi hanno l'imprinting dei partiti degli anni '70. Sogno un partito che si chieda non da dove si viene ma dove si va. Un partito che abbandoni una certa sinistra giustizialista, salottiera e conservatrice. Un partito che abbia dirigenti che facciano propria un'identità che gli elettori già hanno".


"Un partito democratico, insomma”.

Ad Urbino oggi era atteso proprio lui, il segretario del PD … per incoronare un giovane nato, cresciuto e istruito nella segreteria del "vecchio partito" … ha avuto come massimo esponente e docente - niente meno che - il presidente uscente della “Provincia di Pesaro ed Urbino” … che è pronto a cedere il proprio ufficio e la propria poltrona in cambio di una buona candidatura (garantita) per le elezioni Europee.

Anche qui da noi non si è sentito parlare di “primarie” … intendo non quelle vere … ma quelle a cui si è sottoposto lo stesso Walter Veltroni poco più di un anno fa … nulla … qui vige la nomina “proposta” (imposta) dalla segreteria del partito (oggi PD) … qui vige ancora la certezza che la “roccaforte” del PD è tale che non teme assalti dall’opposizione (diciamo sono sulla stessa lunghezza d’onda della Sardegna).

Quello che il PD deve comprendere è semplice … non basta presentare facce pulite, di giovanotti, sapendo che dietro (e dentro) di loro regna sovrana la “vecchia” nomenclatura … qui bisogna fare una drastica pulizia e disinfestazione … e ripartire da lì … con ogni probabilità si resterà all’opposizione (sperando che sia quella vera) per qualche mandato … tanto quanto basta per creare quella generazione di “nuove forze” che debbano nascere e crescere tra la “gente” e non sempre e soltanto nelle “segreterie” di partito.

Mi spiace ascoltare le parole di Veltroni solo oggi ed in occasione del suo commiato, quelle parole sono come “macigni”, cerchiamo di non schivarle – come al solito – quei “macigni” devono seppellire e per sempre la vecchia nomenclatura e tutta l’ipocrisia delle "cariatidi di partito" …. ci vuole una classe dirigente nuova che si chieda non da dove si viene ma dove si va” … ci vuole un vero rinnovamento.

Raffaele


Pesaro, 18 febbraio 2009

martedì 17 febbraio 2009

I ricordi dimenticati


Mi sono chiesto il motivo per il quale alla mia veneranda età, e dopo aver vissuto sulla mia pelle e nel mio animo di 18tenne quei periodi - che ritengo storici - della nostra società … come per l’appunto le lotte per le affermazione di una generazione nei confronti di una politica statica e statalista … parlo – per i più giovani - del 1968 (in Italia del 1970); mi ritrovo oggi non più spettatore di eventi passati ma silenzioso operatore di una iniziativa “locale” che cavalca – forse – l’unica forza coesa e trasparente di questo periodo (Grillo, Travaglio, fratelli Guzzanti, Crozza ecc.) …. forza composta ed alimentata da “comici” è vero … ma che sono stati capaci di aggregare (non solo in rete) quel nuvolo di persone scontente e deluse dalle attuali forze politiche che rappresentano da una parte il “populismo” più becero e dall’altra il vecchio sistema politico che si ripresenta con un semplice “maquillage” …. in breve … da una parte il “nano” e dall’altra parte “topo gigio”.

Non so se sia stata la noia o l’inquietudine che monta dentro gli spiriti sopiti, ma spesso mi accade di vagare di sito in sito, di ricordo in ricordo ed in questo navigare senza senso con l'unico scopo di placare il mio malessere, mi sono imbattuto in un'intervista del 1981 che Eugenio Scalfari fece all'allora segretario del PCI Enrico Berlinguer.

La rilettura mi ha riportato a quei tempi in cui la passione politica aveva un senso - ritrovo attualissima, ancor oggi, quell’intervista (che Vi ripropongo più sotto).
Quello che mia ha deluso da una parte e stimolato dall’altra è lo scarso senso della storia degli italiani, il voler a tutti i costi, predicar bene e razzolare male.

Mi riferisco a quelle persone che ebbero modo di "vivere" e di "credere" nelle diversità rivendicate da Berlinguer, a quelle stesse persone che si sono subito dopo guardati bene dal perseguire quelle idee e che solo dopo poco tempo hanno accantonato quelle stesse idee facendo della figura (e dei suoi pensieri) di Berlinguer un semplice simbolo ma non certamente una strada da percorrere insieme.

Ho quindi voluto estrapolarne alcuni pezzi di quell’intervista che ritengo – rispondenti con la situazione che viviamo oggi in Italia.
I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero.
Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l'iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un "boss" e dei "sotto-boss". La carta geopolitica dei partiti è fatta di nomi e di luoghi.

Punti di diversità:

[...] noi vogliamo che i partiti cessino di occupare lo Stato. I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della nazione; e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi di Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo, controllando democraticamente l'operato delle istituzioni. Ecco la prima ragione della nostra diversità. Le sembra che debba incutere tanta paura agli italiani?

[...] pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata.

[...] E passiamo al terzo punto di diversità. Noi pensiamo che il tipo di sviluppo economico e sociale capitalistico sia causa di gravi distorsioni, di immensi costi e disparità sociali, di enormi sprechi di ricchezza. Non vogliamo seguire i modelli di socialismo che si sono finora realizzati, rifiutiamo una rigida e centralizzata pianificazione dell'economia, pensiamo che il mercato possa mantenere una funzione essenziale, che l'iniziativa individuale sia insostituibile, che l'impresa privata abbia un suo spazio e conservi un suo ruolo importante. Ma siamo convinti che tutte queste realtà, dentro le forme capitalistiche non funzionano più, e che quindi si possa e si debba discutere in qual modo superare il capitalismo inteso come meccanismo, come sistema, giacché esso, oggi, sta creando masse crescenti di disoccupati, di emarginati, di sfruttati.

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"Sta qui, al fondo, la causa non solo dell'attuale crisi economica, ma di fenomeni di barbarie, del diffondersi della droga, del rifiuto del lavoro, della sfiducia, della noia, della disperazione. È un delitto avere queste idee? Come concludere, sono stati trent'anni di mancata crescita, di ferma stabilità. E' un delitto avere queste idee?"

Noi abbiamo questa concezione della politica odierna e vogliamo provare a cambiarla dal basso – democraticamente – ma inesorabilmente dobbiamo piantare giorno dopo giorno le nostra fondamenta … i nostri mattoni di civiltà, moralità, trasparenza … la nostra voglia di cambiamento della gestione del nostro “bene comune” … siamo contrari ai partiti politici nati dalla volontà di un solo soggetto o che si nascondono dietro “slogan nuovi” ma ben celati vi sono le solite “cariatidi” nate e fatte crescere nelle segreterie dei partiti.

Noi siamo la Lista Civica a Cinque Stelle “beppegrillo.it” di Pesaro e vogliamo provarci !!

Raffaele