martedì 17 febbraio 2009

I ricordi dimenticati


Mi sono chiesto il motivo per il quale alla mia veneranda età, e dopo aver vissuto sulla mia pelle e nel mio animo di 18tenne quei periodi - che ritengo storici - della nostra società … come per l’appunto le lotte per le affermazione di una generazione nei confronti di una politica statica e statalista … parlo – per i più giovani - del 1968 (in Italia del 1970); mi ritrovo oggi non più spettatore di eventi passati ma silenzioso operatore di una iniziativa “locale” che cavalca – forse – l’unica forza coesa e trasparente di questo periodo (Grillo, Travaglio, fratelli Guzzanti, Crozza ecc.) …. forza composta ed alimentata da “comici” è vero … ma che sono stati capaci di aggregare (non solo in rete) quel nuvolo di persone scontente e deluse dalle attuali forze politiche che rappresentano da una parte il “populismo” più becero e dall’altra il vecchio sistema politico che si ripresenta con un semplice “maquillage” …. in breve … da una parte il “nano” e dall’altra parte “topo gigio”.

Non so se sia stata la noia o l’inquietudine che monta dentro gli spiriti sopiti, ma spesso mi accade di vagare di sito in sito, di ricordo in ricordo ed in questo navigare senza senso con l'unico scopo di placare il mio malessere, mi sono imbattuto in un'intervista del 1981 che Eugenio Scalfari fece all'allora segretario del PCI Enrico Berlinguer.

La rilettura mi ha riportato a quei tempi in cui la passione politica aveva un senso - ritrovo attualissima, ancor oggi, quell’intervista (che Vi ripropongo più sotto).
Quello che mia ha deluso da una parte e stimolato dall’altra è lo scarso senso della storia degli italiani, il voler a tutti i costi, predicar bene e razzolare male.

Mi riferisco a quelle persone che ebbero modo di "vivere" e di "credere" nelle diversità rivendicate da Berlinguer, a quelle stesse persone che si sono subito dopo guardati bene dal perseguire quelle idee e che solo dopo poco tempo hanno accantonato quelle stesse idee facendo della figura (e dei suoi pensieri) di Berlinguer un semplice simbolo ma non certamente una strada da percorrere insieme.

Ho quindi voluto estrapolarne alcuni pezzi di quell’intervista che ritengo – rispondenti con la situazione che viviamo oggi in Italia.
I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero.
Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l'iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un "boss" e dei "sotto-boss". La carta geopolitica dei partiti è fatta di nomi e di luoghi.

Punti di diversità:

[...] noi vogliamo che i partiti cessino di occupare lo Stato. I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della nazione; e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi di Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo, controllando democraticamente l'operato delle istituzioni. Ecco la prima ragione della nostra diversità. Le sembra che debba incutere tanta paura agli italiani?

[...] pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata.

[...] E passiamo al terzo punto di diversità. Noi pensiamo che il tipo di sviluppo economico e sociale capitalistico sia causa di gravi distorsioni, di immensi costi e disparità sociali, di enormi sprechi di ricchezza. Non vogliamo seguire i modelli di socialismo che si sono finora realizzati, rifiutiamo una rigida e centralizzata pianificazione dell'economia, pensiamo che il mercato possa mantenere una funzione essenziale, che l'iniziativa individuale sia insostituibile, che l'impresa privata abbia un suo spazio e conservi un suo ruolo importante. Ma siamo convinti che tutte queste realtà, dentro le forme capitalistiche non funzionano più, e che quindi si possa e si debba discutere in qual modo superare il capitalismo inteso come meccanismo, come sistema, giacché esso, oggi, sta creando masse crescenti di disoccupati, di emarginati, di sfruttati.

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"Sta qui, al fondo, la causa non solo dell'attuale crisi economica, ma di fenomeni di barbarie, del diffondersi della droga, del rifiuto del lavoro, della sfiducia, della noia, della disperazione. È un delitto avere queste idee? Come concludere, sono stati trent'anni di mancata crescita, di ferma stabilità. E' un delitto avere queste idee?"

Noi abbiamo questa concezione della politica odierna e vogliamo provare a cambiarla dal basso – democraticamente – ma inesorabilmente dobbiamo piantare giorno dopo giorno le nostra fondamenta … i nostri mattoni di civiltà, moralità, trasparenza … la nostra voglia di cambiamento della gestione del nostro “bene comune” … siamo contrari ai partiti politici nati dalla volontà di un solo soggetto o che si nascondono dietro “slogan nuovi” ma ben celati vi sono le solite “cariatidi” nate e fatte crescere nelle segreterie dei partiti.

Noi siamo la Lista Civica a Cinque Stelle “beppegrillo.it” di Pesaro e vogliamo provarci !!

Raffaele

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