mercoledì 16 settembre 2009

ETICA PUBBLICA ... e PUBBLICA DECENZA


Chiedere conto al nostro “premier” di quelle presunte relazioni a “luci rosse”, secondo l’interpretazione degli stessi legali del “premier” e della compagine politica che lo sostiene e lo asseconda, sembrerebbe configurarsi in una vera e propria intrusione nella sua vita privata (privacy).

Di parere opposto è la posizione di illustri giuristi italiani quali per esempio: Zagrebelsky, Rodotà e Galli, che individuano in questo comportamento la forse meno nota “etica pubblica” in quanto non è irrilevante se lo stile di vita di chi ci governa contraddice i valori sociali e politici che pubblicamente proclama e impone agli altri (cioè ai cittadini).

Si tratta di "moralismo" ?? In democrazia i cittadini hanno il diritto (e dovere) di conoscere chi sono i propri rappresentanti sotto tutti i profili, in quanto chi oggi ci governa ha chiesto ed ottenuto il voto dai cittadini ed ha quindi instaurato con gli elettori (e quindi cittadini) un vero e proprio rapporto di fiducia.

L'ostinazione a venire a capo di queste questioni - non trascurabili per un ordinato vivere civile - può essere definita "un'ossessione" o addirittura uno sbirciare dal "buco della serratura" ?

Non è così !!

Questo anomalo ed irrituale comportamento non ha pari in altri paesi “democratici” ed in particolare nei paesi europei … da noi, in Italia, … è diventato un vanto del nostro “premier” dimostrare il proprio “machismo” … non solo in Italia ma anche con i colleghi europei ed occidentali, in meeting internazionali e/o in conferenze stampa “permesse e quasi libere” solo in altri paesi europei.

Se poi andiamo ad analizzare questo comportamento, notiamo che lo stesso è spesso “copiato” (e male) da altri personaggi più o meno noti della nostra vita politica, non solo nazionale ma anche regionale, provinciale e comunale.

Come dire … per fare un esempio … deve dar conto della “propria vita privata” anche il semplice Consigliere Comunale (anche se fosse per assurdo all’opposizione) che grazie ad una manciata di voti è riuscito, “per il rotto della cuffia”, ad accaparrarsi una poltrona nell’aula consiliare … ed è delegato – per il ruolo che occupa - a rappresentare (nel suo piccolo) le istanze di onesti cittadini da cui ha ricevuto il mandato a rappresentarli ?

Anche quest’ultimo "rappresentate pubblico" è tenuto a mantenere una condotta morale e privata irreprensibile … si o no ??

Se il “Codice Etico” che in genere costituisce parte integrante del modello organizzativo/gestionale di un’azienda (seria) che opera (in genere) a livello nazionale si ispira a principi morali, di non concorrenza, di lealtà ed in particolare alle disposizioni inserite nel Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231 (come ovvio che sia); … che io sappia le disposizioni del D.L. 231/01 recita in genere questo articolo: “norme di comportamento nei rapporti con la pubblica amministrazione” … e poniamo il caso che l’eventuale dipendente (o soggetto attivo) di questa ipotetica azienda è anche Consigliere Comunale l’applicazione di queste norme impongono o no specifici e chiari comportamenti ed adempimenti ??
In questo – ipotetico caso - cosa dovrà fare il “personaggio pubblico” ?? … si dovrà dimettere dall’incarico di Consigliere o si dovrà dimettere dall’azienda in cui è sottoposto a questa norma di legge ??

E nel caso in cui lo stesso – ipotetico personaggio - pur di seguire le orme del nostro “premier” abbia da tempo avviato (anche lui) una relazione - non solo sentimentale - nei confronti di una sua subalterna (e/o subalterno) all’insaputa della moglie (e/o del marito) … e si dedica a particolari attività extraconiugali ed extraprofessionali in sedi secondarie del proprio ufficio … come lo andremo a definire questo comportamento ??

Bisogna o no denunciare – nelle sedi più opportune - questo comportamento ?? … oppure bisogna far finta di nulla, in quanto l’ipotetico soggetto si ispira al comportamento in uso dal nostro “premier” ??

Ovviamente i livelli d’intervento e di rappresentanza variano da ruolo a ruolo, una cosa è aver ricevuto il mandato di “premier del Governo Italiano”, ben altra cosa è aver ottenuto una manciata di voti sufficiente ad entrare in un Consiglio Comunale di una piccola città e/o di un paesino di provincia.

Invero non è così … chiunque occupi un “ruolo pubblico” - sia di maggioranza che di opposizione (a tutti i livelli) - dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) aver ben scolpito nel proprio DNA che il compito affidatogli dagli elettori lo rende - ovviamente - “trasparente” … e quindi “corretto oltre ogni limite” ed in ogni comportamento sia privato che pubblico; se non si estirpa questo “male” fin dalle sue origini (quindi dal più semplice e marginale uomo/donna che occupa un ruolo pubblico) … saremo costretti a dover accettare – nostro malgrado - una nuova ed emergente classe politica e pubblica "malata" (non solo di protagonismo) … a cui anche in futuro saremo costretti ad affidare la nostra sempre più disastrata società civile.

Per essere più chiaro a chi stenta a comprendere, propongo un ulteriore e più concreto esempio:

Io sono in posizione apicale (esempio: socio, dirigente, agente, ecc. – attenzione la legge non esenta alcun soggetto – art. 5 com. 1 D. Lgs. 231/01) in un’azienda a livello nazionale, in cui il “codice etico” m’impone di comunicare ai vertici (e quindi con la possibilità di ridimensionare le mie mansioni e/o posizioni all’interno dell’azienda) il duplice ruolo di “subalterno all’azienda” e “uomo pubblico” (anche se fossi un semplice Consigliere Comunale d’opposizione); questo perché la mia “funzione pubblica” potrebbe rilevarsi in contrasto e quindi in conflitto con l’attività lavorativa vera e propria, i rapporti con i clienti (che potrebbero non condividere la mia linea politica), ecc. .

Sempre io, nel doppio ruolo di “posizione apicale in azienda” ed “uomo pubblico” intreccio una relazione sentimentale (extraconiugale) - per esempio - con la mia attraente segretaria (o in caso di sesso opposto con il mio “segretario”) … spassandomela in segreto in una delle "filiali periferiche della mia società" (diciamo quella meno sorvegliata) … all’insaputa di mia moglie, di mia figlia e della mia azienda … di questo ne vengono a conoscenza alcuni “clienti” e/o “collaboratori” … quindi sono - da quel momento - diventato (mio malgrado) un soggetto a rischio “ricatto”, quindi non in grado di agire nel pieno della mia libertà individuale.

Come valutate questo – ipotetico - comportamento ? E quale fiducia potrete accordare ad un soggetto posizionato in questo conteso ??

Tutto questo solo per chiarire che il comportamento del nostro “premier” può diventare un pessimo esempio ed una pessima scuola di formazione per i nostri rappresentanti pubblici e politici (di nuova generazione); oltre che offrire un paradossale alibi anche per i più “piccoli rappresentanti dello stato” che si sentirebbero “avvallati e coperti” solo perché svolgono la propria attività e impegno politico copiando integralmente il “comportamento" (morale) di una delle più alte cariche dello Stato.

Bisognerebbe quindi denunciare questi episodi fin dal loro sorgere per evitare - in questo modo - di continuare ad incrementare una “classe politica” inaffidabile, corruttibile, ricattabile, moralmente inattendibile, e non in grado di rappresentare la stragrande maggioranza degli italiani ed in particolare la nostra Italia all’Estero.

Raffaele Belviso

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