sabato 27 febbraio 2010

La Laicità delle Istituzione ... il baluardo della democrazia





CARTA DEI PRINCIPI PER LA LAICITA’



La laicità rappresenta l’incontro dei due fondamentali valori umani e civili: la libertà e l’eguaglianza. Essa fornisce la massima garanzia dell’autonomia di ciascun individuo, della sua indipendenza da qualunque potere o imposizione di carattere religioso, ideologico, etico e politico; del suo diritto alla diversità e alla differenza, nelle quali consiste la sua libertà effettiva; delle sue possibilità di emancipazione ed autodeterminazione, della sua convivenza pacifica con gli altri individui e dunque della sua sicurezza più autentica e reale. E garantendo tali diritti a tutti e a tutte, realizza la loro eguaglianza sostanziale nella forma della libertà eguale e delle pari opportunità assicurate ad ogni essere umano.



La laicità garantisce il pluralismo ideale e politico e promuove il confronto di tutte le opinioni, il dibattito, la critica, la ricerca, il libero esame, la razionalità, il rispetto reciproco. Essa non avversa le fedi religiose e anzi – proprio perché rifiuta e contrasta la pretesa che una qualunque delle diverse credenze si imponga a tutti i cittadini o reclami maggiori prerogative e diritti a spese delle altre confessioni esistenti e dei non credenti – garantisce a ciascuna di esse il pieno diritto di esprimersi e di essere liberamente professata. La laicità, fondata sulla consapevolezza della relatività storica delle varie concezioni del mondo, impedisce a esse di prevaricare le opinioni altrui e di imporsi in maniera dogmatica, autoritaria, totalitaria.



Pertanto, una comunità politica autenticamente e compiutamente laica non può ammettere una “religione di Stato”, un “concordato” che privilegi una particolare religione (ancorché maggioritaria), l’insegnamento di tale religione nelle scuole pubbliche, l’imposizione di simboli religiosi negli edifici pubblici.



Una comunità politica autenticamente laica sa anche essere critica di fronte alla concezione dello Stato come espressione di una sovranità che ecceda i diritti fondamentali di ogni individuo.



Una cultura politica laica rappresenta l’esatto contrario delle culture che sorreggono lo Stato totalitario, clericale, confessionale e anche di quelle che, in varie forme, parlano di uno “Stato etico” che dovrebbe prevalere sulla libera coscienza dei cittadini. In una cultura politica laica, sono garantiti infatti, in un quadro di pluralismo, la piena libertà di professare qualunque religione, così come di non professarne alcuna e di essere (e dichiararsi) atei o agnostici, senza che nessuno e nessuna debba subire condizionamenti che limitino la propria libertà di opinione. Accanto al pluralismo religioso, una cultura politica laica riconosce il pluralismo morale, la possibilità di vivere, per ciascuno e per ciascuna, secondo i propri valori liberamente scelti, purché non lesivi delle uguali libertà altrui.



In conclusione, nella concreta situazione italiana, gli aderenti, individui e associazioni, alla Consulta della Provincia di Pesaro ed Urbino per la Laicità delle Istituzioni, si riconoscono nei seguenti intenti operativi e si impegnano a promuoverli concretamente:

  1. Promozione della laicità delle istituzioni politiche con particolare attenzione all’ambito amministrativo dello Stato e delle autonomie locali. Rifiuto dell’integralismo e, quindi, di ogni ingerenza e predominio di gerarchie ecclesiastiche, e di comunità e gruppi a identità religiosa, nelle questioni politiche e amministrative nazionali e locali, nella formazione e applicazione delle leggi, nella vita delle istituzioni pubbliche a partire dalla scuola e dalla sanità.

  2. Abolizione del Concordato fra Stato e Chiesa cattolica e rifiuto di ogni intesa che conceda privilegi di qualunque genere a istituzioni o gruppi religiosi o ispirati a dogmi religiosi. Fine dei meccanismi dell’otto per mille e libertà di autofinanziamento delle comunità religiose al pari di ogni associazione a carattere non lucrativo.

  3. Revisione dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche di ogni ordine e grado; nessun insegnamento di una “fede”, bensì insegnamento della storia e della filosofia delle religioni da parte di insegnanti di storia e filosofia.

  4. Nessun finanziamento pubblico alle istituzioni religiose e a comunità religiose, a cominciare dalle scuole confessionali private. Punto essenziale per favorire la creazione di uno spazio comune di conoscenza reciproca, rispetto e confronto dei cittadini sin dalla scuola pubblica.

  5. Necessità di porre fine ai privilegi ed esenzioni di cui godono le istituzioni ecclesiastiche e alle forme di edilizia religiosa pagate dagli enti pubblici.

  6. A partire dal quadro giuridico fornito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, riconoscimento che il godimento dei diritti appartiene agli individui nati di qualsiasi sesso e appartenenza sociale e che in nessun ordinamento giuridico si può inserire la tutela degli embrioni da parte di organismi e/o di individui terzi, poiché ciò è in contraddizione con il diritto di scelta della donna.

  7. Riconoscimento e tutela della libertà di ricerca scientifica e medica. Nella consapevolezza che sono le interferenze ideologiche (anche religiose) e gli interessi finanziari a minare la fondamentale libertà di chi fa ricerca.

  8. Rigorosa garanzia e realizzazione concreta del diritto di autodeterminazione della donna in materia di scelte sessuali: promozione della informazione in merito alla contraccezione maschile e femminile, difesa del diritto all’aborto (a partire dalla Legge 194), difesa della libertà di scegliere l’aborto farmacologico in sostituzione di quello chirurgico; fine delle restrizioni e dei divieti in materia di fecondazione assistita (abolizione della Legge 40) e piena possibilità a donne singole di accesso gratuito o in regime di Servizio sanitario nazionale alle tecniche per la fecondazione assistita.

  9. Tutela delle famiglie comunque siano composte, purché liberamente e volontariamente costituite. Riconoscimento giuridico delle unioni di fatto, eterosessuali o omosessuali, coi diritti e le garanzie richieste dalle associazioni dei cittadini che le promuovono, comprese le adozioni e il matrimonio civile fra persone dello stesso sesso. Agevolazione di una politica per le famiglie che tenga sempre conto delle libertà individuali e si concentri, quindi, sui servizi e le agevolazioni alla persona piuttosto che su “bonus” o agevolazioni economiche gestibili secondo una visione patriarcale e una politica integralista della natalità.

  10. Riconoscimento dell’importanza della crescita di una rete politica e culturale tra donne di differente nazionalità per la lotta contro l’integralismo religioso e il patriarcato nelle culture.
  11. Pieno riconoscimento dei diritti civili di gay, lesbiche, transessuali e transgender; rifiuto e contrasto, anche attraverso l’azione educativa della scuola pubblica, di ogni forma di emarginazione, esclusione e discriminazione. Necessità di ampliare, su questi temi, il dialogo e l’informazione, per affermare la dignità delle scelte sessuali non eterosessuali e opporsi ai tentativi posti in essere da associazioni di vario tipo di creare disagio ed emarginazione, anche con teorie e pratiche cosiddette “riparative”.

  12. Completa libertà di scelta individuale sui problemi della salute nelle varie fasi delle propria esistenza, con particolare attenzione alla gestione delle malattie croniche e degenerative e alle situazioni di fine-vita, attraverso lo strumento del testamento biologico. Promozione, quindi, di una legge che consenta davvero a ogni individuo di realizzare concretamente la propria libertà di scelta di fronte alla malattia. Piena depenalizzazione dei comportamenti di coloro che prestino al malato l’aiuto necessario per realizzare questa libertà.

Per info: laico.libero@libero.it

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